Scala pentatonica: la guida completa per suonare come un pro da 0 a 100

Scala Pentatonica Pro

In questa lezione analizziamo la scala pentatonica in modo approfondito, rispondendo anche ad alcune delle domande più frequenti, oltre a fare chiarezza su una distinzione che spesso genera molta confusione, soprattutto tra chi inizia il percorso di studio con la chitarra.

Infatti, oltre a vedere come suonare la scala pentatonica sulla chitarra nelle varie diteggiature, chiariremo i seguenti concetti:

  • scala pentatonica e tonalità
  • scala pentatonica minore e scala pentatonica maggiore
  • scala pentatonica e modi
  • scala pentatonica blues
  • quale scala pentatonica usare

Studiare in profondità la scala pentatonica è utilissimo e molto proficuo: infatti a dispetto della sua apparente banalità è una scala dalla versatilità straordinaria. E non è un caso che, tra tutte le scale esistenti, la pentatonica sia la più conosciuta e utilizzatissima anche dai grandi chitarristi.

Infatti, la scala pentatonica trova applicazione praticamente in tutti gli stili musicali, dal Blues al Jazz, dal Rock al Metal. Sono numerosissimi gli esempi di utilizzo della pentatonica in generi apparentemente insospettabili, come ad esempio il Jazz, che nel credo comune è considerato inarrivabile se non si conoscono scale difficilissime.

Nulla di più sbagliato, come ho provato a dimostrare sul mio canale YouTube nei due video dedicati all’uso della pentatonica nel Jazz: Come usare la pentatonica nel Jazz e Jazz solo con le pentatoniche .

Com’è costruita la scala pentatonica

Per praticità e semplicità, in questo articolo ci baseremo sulla tonalità di La minore, caratterizzata dalle sole note naturali La, Si, Do, Re, Mi, Fa e Sol. Quindi, poiché la scala che ne deriva non prevede alterazioni è estremamente facile da memorizzare e rende molto semplici i ragionamenti armonici sottostati che andremo a fare nei prossimi paragrafi.

Prima di proseguire, visto che spesso (in realtà quasi sempre…) ci troveremo a lavorare con spartiti e TABs in cui si utilizza la notazione internazionale anglosassone, togliamoci il dente e impariamola subito. Da questo punto in avanti, pertanto, utilizzerò sempre questa notazione, che di fatto è ormai lo standard da moltissimi anni.

Di seguito lo schema della corrispondenza tra la nostra notazione e quella anglosassone:

  • La = A
  • Si = B
  • Do = C
  • Re = D
  • Mi = E
  • Fa = F
  • Sol = G

La scala pentatonica deriva direttamente dalla scala minore naturale, dalla quale escludiamo due note. Per cui, da una scala tradizionale di sette note ne ricaviamo una di cinque, da cui il nome deriva visto che penta in greco vuol dire proprio cinque.

La scala di A minore naturale è composta dalle note A, B, C, D, E, F e G che rappresentano anche i gradi della scala, di norma indicati con numeri romani e ordinati progressivamente da I a VII. Per ora non addentriamoci troppo nella teoria e prendiamo solo confidenza con il concetto di grado associato ad una nota della scala.

Nel nostro caso avremo quindi che A è il I grado, B il II grado e così via, come illustrato nell’immagine qui sotto.

Scala A minore naturale
Scala di A minore naturale

Ora, senza scomodare troppo la teoria degli intervalli, perché non è l’argomento di questa lezione, è però necessario dare un minimo di contesto in modo da permettere anche a chi è completamente digiuno di nozioni di teoria e armonia di comprendere i principi di base. Come si dice, chi ben comincia è a metà dell’opera.

In estrema sintesi, definiamo intervallo la distanza che separa due note. Questa distanza si misura in toni e semitoni, oltre ad essere numerata con i numeri ordinali. Un esempio renderà tutto molto semplice.

La distanza tra A e B è di un tono (due tasti sulla chitarra) ed è un intervallo di seconda; la distanza tra A e C è di un tono e mezzo (tre tasti sulla chitarra) ed è un intervallo di terza.

Ora, gli intervalli possono essere di varia natura: maggiori, minori, giusti, eccedenti e diminuiti. Ma quello che a noi qui interessa è capire quali intervalli interessano la nostra scala di A minore naturale da cui discende la scala pentatonica di A minore.

Ebbene, la scala minore naturale (qualunque scala minore naturale) è caratterizzata dall’avere il terzo grado (intervallo di terza), il sesto grado (intervallo di sesta) e il settimo grado (intervallo di settima) tutti minori. Per convenzione, gli intervalli minori sono indicati con l’aggiunta del segno di bemolle (b). Per cui il nostro schema per la scala minore naturale di A diventa il seguente.

Intervalli scala di A minore naturale

Ora, molto semplicemente, se da questa scala escludiamo il secondo e il settimo grado otteniamo la scala pentatonica minore, che avrà le seguenti note, i seguenti gradi e i seguenti intervalli.

Scala A minore Pentatonica
Scala di A minore pentatonica

Quindi, la nostra scala pentatonica di A minore sarà fornata dalle note A, C, D, E, G ovvero dai gradi I, bIII, IV, V e bVII. E la formula per costruire una scala pentatonica minore partendo da una qualsiasi nota sarà quindi:

Tono e ½ – Tono – Tono – Tono e ½ – Tono.

Non di rado, infine, gli intervalli che costruiscono una scala sono considerati equivalenti ai gradi, ma espressi in numeri arabi anziché romani. Così, la successione di intervalli della scala pentatonica minore può anche essere scritto come
T – b3 – 4 – 5 – b7 dove T rappresenta la tonica di partenza della scala, b3 la terza minore, 4 la quarta giusta e così via.

Nella sezione Scala pentatonica e modi troverai uno schema esplicativo che rende molto chiaro questo concetto.

I 5 box della scala pentatonica

Accantoniamo per ora la parte teorica e iniziamo a concentrarci sul come si può suonare la scala pentatonica sulla nostra chitarra.

Avendo ora chiara la struttura della scala pentatonica minore possiamo introdurre il concetto di box, cioè le diverse posizioni sulla tastiera con cui possiamo suonare la sequenza di note che formano la scala, sfruttando tutta l’estensione del manico.

Infatti, è facile intuire che i box della scala pentatonica minore sono posizionati e concatenati tra loro lungo tutta la tastiera: questo è un concetto essenziale per chi suona la chitarra, perché è proprio grazie ai box (o posizioni) che possiamo spostarci lungo il manico della chitarra e suonare le note della scala in diverse posizioni, cosa che ci permette di ricercare diversi colori e diverse forme espressive.

I box della scala pentatonica minore sono cinque e ogni box ha una forma unica, caratterizzata dalla posizione delle note sulla tastiera: una volta imparati, ti permetteranno di suonare la scala pentatonica minore in qualsiasi posizione e in qualunque porzione del manico.

Inoltre, questi soli cinque box ti permetteranno di suonare in diverse tonalità e di spostarti con facilità sulla tastiera, senza contare che, quando avrai imparato a concatenarli, potrai sviluppare delle frasi incredibili sfruttando gli spostamenti laterali tra i vari box.

Li vediamo tutti qui di seguito, sia con lo schema che visualizza la tastiera sia in notazione e tablatura. Negli schemi ho indicato all’interno dei pallini colorati la diteggiatura con cui vanno eseguiti i vari box e ho evidenziato in arancione la nota che rappresenta la tonica, cioè la nota A.

Sono a tutti gli effetti degli esercizi che ti suggerisco di eseguire per prendere confidenza con i vari box se sei all’inizio del tuo percorso di studio sulla chitarra oppure per migliorare la tua tecnica suonandoli con un metronomo a velocità crescenti e con pennata alternata se già hai esperienza.

Se stai iniziando ad avvicinarti alla chitarra suona un box alla volta a velocità molto moderata cercando di memorizzarlo bene e poi, con pazienza, inizia a provare a concatenare i vari box come spiego nella sezione successiva.

Se hai già esperienza prova invece a suonare tutti i box concatenati, in entrambe le direzioni del manico, a velocità via via crescenti.

Scala Pentatonica Box 1
Pentatonica Box 1
Scala Pentatonica Box 2
Pentatonica Box 2
Pentatonica Box 3
Scala Pentatonica Box 4
Pentatonica Box 4
Pentatonica Box 5

Ed ecco ora lo spartito completo di TABs.

Scala A minore Pentatonica Box 1
Scala A minore Pentatonica Box 2
Scala A minore Pentatonica Box 3
Scala A minore Pentatonica Box 4

La connessione dei 5 box della pentatonica

Vediamo ora come sono connessi tra di loro i 5 box della pentatonica. La connessione dei box della scala pentatonica è di importanza fondamentale per potersi muovere e spostare con disinvoltura in un assolo o in un’improvvisazione.

La connessione dei box crea spesso confusione a chi è all’inizio del percorso di studio della chitarra, ma se ci focalizziamo sui punti nodali di connessione con attenzione e pazienza non ci vorrà molto tempo per avere ben chiaro in testa (e sotto le dita…) lo schema generale.

Visto che un’immagine vale di più di mille parole, nelle immagini qui sotto ho evidenziato, a coppie di box, le note di connessione tra un box e il successivo, colorandole in verde.

Connessione Box1-Box2
Connessione Box2-Box3
Connessione Box2-Box3
Connessione Box3-Box4
Connessione Box4-Box5
Connessione Box4-Box5
Connessione Box5-Box1
Connessione Box5-Box1

Ho scelto volutamente di non complicare troppo le cose, schematizzando solamente le connessioni tra un box e quello successivo, senza quindi creare un unico schema che coprisse tutto il manico della chitarra.

Anche perché dovrebbe essere abbastanza intuitivo il fatto che ogni box si ripete alla distanza di dodici tasti, quindi al diciassettesimo tasto avremo ancora il primo box, poi il secondo, e così via.

Questo vale, naturalmente, anche procedendo al contrario: se al quinto tasto abbiamo il box 1 della pentatonica minore di A, al terzo tasto troveremo il box 5.

Questo fa sì che si formi una struttura circolare tra i cinque box.

Cirocolarità Box Pentatonica

Anche se negli schemi non l’ho specificato, avrai certamente notato che ogni box parte da una delle cinque note della pentatonica: nel nostro caso (pentatonica di A minore) il box 1 parte con la nota A, il box 2 parte con la nota C, il box 3 parte con la nota D, il box 4 parte con la nota E, il box 5 parte con la nota G.

Queste note sono le toniche di partenza di ogni box: questo concetto sta per esserci molto utile, come stai per scoprire nei prossimi due step di questa lezione. Attenzione però: la tonica con cui parte ogni box è cosa ben diversa dalla tonica della tonalità in cui stiamo suonando.

Questo concetto è ben spiegato nella prossima sezione, ed è di un’importanza fondamentale per approcciare lo studio e l’utilizzo della scala pentatonica come un professionista sin da subito.

Scala pentatonica e tonalità

Scendiamo ora un po’ più in profondità e affrontiamo un aspetto controverso che, soprattutto per chi inizia a suonare la chitarra, può creare non pochi grattacapi. La questione, che potrebbe apparire solo di forma, in realtà è di tutta sostanza, perché si riflette inevitabilmente su cosa suonare, quando suonarlo e dove suonarlo.

Capita spesso, infatti, di vedere chitarristi un po’ smarriti che si interrogano sulla differenza tra scala pentatonica minore e scala pentatonica maggiore, quando usare la pentatonica maggiore al posto di quella minore. Insomma, la domanda alla fine è: quale pentatonica devo usare?

Il problema nasce perché di norma si sente parlare di scale pentatoniche maggiori e minori in modo improprio. Infatti, come abbiamo visto i box della scala pentatonica sono solo e soltanto cinque: non ne esistono altri.

Infatti, il problema evapora e tutto diventa chiaro se parliamo di tonalità in relazione all’armonia sulla quale stiamo suonando.

E qui dobbiamo scomodare, un momento ancora, qualche concetto di teoria e armonia di base, ma ne varrà la pena. Perché una volta che avrai compreso questo punto fondamentale il tuo approccio all’uso della scala pentatonica farà un salto di livello straordinario.

Ad ogni tonalità maggiore (cioè, il sistema di principi armonici e melodici che ordinano le note e gli accordi in una gerarchia di relazioni) corrisponde una tonalità minore naturale.

Questa tonalità viene chiamata relativa minore e si chiama così perché la sua scala ha le stesse identiche note della scala maggiore di riferimento. L’unica differenza è l’ordine di queste note.

Ora, la tonalità di A minore è la relativa minore di C maggiore. E infatti, se analizziamo con la dovuta attenzione le note della scala di A minore naturale ci accorgiamo che sono le stesse note della scala di C maggiore, le quali partono solo da un punto diverso, ovvero da A anziché da C.

Scala A minore naturale relativa min di C
Scala A minore naturale - Relativa minore di C
Scala C maggiore relativa mag di A minore
Scala C maggiore - Relativa maggiore di A minore

Ovviamente questa relazione, che vale per tutte le scale diatoniche, vale anche per tutte le altre scale. Per cui la scala pentatonica di A minore è la relativa minore di C pentatonica maggiore. Quindi, molto semplicemente, quando suoniamo la scala minore naturale di A o, nel nostro caso, la scala pentatonica di A minore stiamo suonando in tonalità di C maggiore.

Dimostrazione pratica: i due box qui sotto sono rispettivamente il box che generalmente viene mostrato per la scala pentatonica di C maggiore e il box 2 della scala pentatonica di La minore. Noti qualche somiglianza?

Scala Pentatonica C maggiore
Scala Pentatonica C maggiore
Pentatonica A minore - Box 2

Le due forme sono esattamente identiche: l’unica cosa che cambia è quale nota vogliamo considerare come tonica, A oppure C, come evidenziano le note di colore arancione. Per cui, ora dovrebbe essere chiaro che la scala pentatonica maggiore corrisponde in tutto e per tutto al box 2 della scala pentatonica minore.

In conclusione, la scala è sempre la stessa, solo suonata a partire da una tonica diversa in un diverso punto del manico. Ciò che cambia è semmai il modo, inteso come modo minore o modo maggiore in base al grado della scala (cioè, della nota) che considerano come tonica della scala.

La vera differenza la farà la progressione armonica su cui suoneremo, a prescindere dai box che decideremo di utilizzare. Prova, ad esempio, a suonare i box visti in questa lezione sia su una base in C maggiore (ad esempio sul giro di accordi C maggiore, F maggiore e G maggiore), sia sulla relativa progressione di A minore (ad esempio sul giro di accordi A minore, D minore e E minore).

Ti accorgerai che nonostante i box siano esattamente gli stessi, hanno due colori completamente diversi suonati sulle due diverse progressioni armoniche.

Scala pentatonica e modi

Siamo pronti per fare un altro salto di livello. Poco fa abbiamo considerato come ogni box parta da una diversa nota della scala e che ognuna di queste note possa essere considerata la tonica di riferimento per quel dato box. E subito dopo abbiamo chiarito la relazione tra scala pentatonica e tonalità.

Ora, mettendo insieme tutti i pezzi possiamo considerare come, anche per la scala pentatonica, ogni tonica e quindi ogni grado della scala può essere visto come un modo.

È noto che l’argomento dei modi e delle scale modali è un gran mal di testa per chi inizia a studiare la chitarra (in realtà non di rado anche per chi è già avviato…), ma non è questo il momento di occuparci della questione. Lo faremo in altre lezioni.

Per ora è più che sufficiente comprendere che le relazioni tra la scala pentatonica e i modi sono esattamente le stesse che riguardano la scala maggiore. Infatti, se è chiaro quello che abbiamo considerato in merito a tonalità maggiore e relativa minore, diamo per assodato che se suoniamo una scala pentatonica di A minore siamo in tonalità di C maggiore.

Per cui, molto semplicemente, ragionando sui gradi e sui modi della tonalità (C maggiore per l’appunto) avremo che il box 1 di A minore pentatonica corrisponde al VI grado della tonalità di C maggiore, da cui origina il modo Eolio, la cui sequenza di intervalli è quella che abbiamo già visto sin dall’inizio di questa lezione e che ora dovrebbe essere ben chiaro.

Lo schema riassuntivo qui sotto renderà comunque tutto molto più semplice.

Box Pentatonica

Intervalli

Riferimento scala/accordo

Scala Pentatonica Box 1
Box 1

T – b3 – 4 – 5 – b7

Modo Eolio (VI Grado) – Accordo min7

Scala Pentatonica Box 2
Box 2

T – 2 – 3 – 5 – 6

Modo Ionico (I Grado) – Accordo Maj7

Box 3

T – 2 – 4 – 5 – b7

Modo Dorico (II Grado) – Accordo min7

Scala Pentatonica Box 4
Box 4

T – b3 – 4 – b6 – b7

Modo Frigio (III Grado) – Accordo min7

Box 5

T – 2 – 4 – 5 – 6

Modo Misolidio (V Grado) – Accordo 7 di dominante

Questo modo di approcciare la scala pentatonica, anche se all’inizio può sembrare un po’ complicato, ti farà fare un salto in avanti notevole e ti permetterà di sfruttare al massimo le potenzialità e la flessibilità di questa meravigliosa scala.

Una parte dei concetti armonici che ho utilizzato per creare i due soli su una tipica progressione jazzistica derivano proprio da qui. Trovi i due video nella playlist sul mio canale Youtube dedicata alla chitarra solista.

Scala pentatonica blues

Naturale evoluzione della scala pentatonica minore è la scala blues, che altro non è che una pentatonica minore con l’aggiunta di una nota.

La conoscenza di questa scala è ovviamente fondamentale e indispensabile per ogni chitarrista che desideri suonare il blues con un certo pathos.

Prima di vedere le diteggiature vediamo come è costruita questa scala e qual è la sua peculiarità. Come ho detto poco sopra, la scala blues è basata sulla scala pentatonica minore, ma include l’introduzione di una nota aggiuntiva chiamata blue note.

Questo fa sì che la scala diventi una scala esafonica, ovvero formata da sei note. La nota aggiunta introduce un cromatismo tra la terza e la quarta nota della pentatonica minore, ovvero tra il IV e il V grado. Ragionando sempre sulla scala pentatonica minore di A avremo quindi una nota aggiunta tra la nota D e la nota E.

La nota introdotta corrisponde ad un E bemolle che, ragionando in termini di intervalli, è la quinta diminuita di A. Questa nota è proprio quella che conferisce alla scala pentatonica blues il suo carattere distintivo e bluesy offrendo una flessibilità espressiva maggiore e permettendo di creare quel tipico suono blues pieno di sentimento e passione.

La blue note merita però un minimo di approfondimento. Infatti, il suo utilizzo è particolare perché esce un po’ dagli schemi canonici della teoria musicale, risultando estranea alla tonalità. Non a caso la blue note viene utilizzata come nota di passaggio all’interno di una frase. Questo vuol dire che non dobbiamo soffermarcisi troppo: quando la suoniamo è sufficiente evidenziarla per un breve istante.

Va intesa più come una sfumatura, un colore da utilizzare al momento giusto per esprimere ancora di più quel sentimento di tristezza e angoscia tipico del Blues. Infatti, il termine inglese blue associato a questo tipo di nota indica un senso di nostalgia e tristezza che pervade una buona parte della musica afroamericana.

È una nota che, per certi versi, suona stonata ma nonostante questo non risulta affatto sgradevole. Nel Jazz e ovviamente nel Blues questa stonatura viene accettata e funziona anche piuttosto bene. Come spesso accade, sono le imperfezioni a rendere particolari le cose e, in questo caso, è proprio la blue note a rendere così riconoscibile e particolare il tipico suono blues che tutti conosciamo.

Bene, vediamo quindi le diteggiature della scala blues facendo sempre riferimento ai 5 box della scala pentatonica cui ho aggiunto la blue note colorata (con molta fantasia…) in blu.

Scala Blues Box1
Scala Blues Box2
Scala Blues Box3
Scala Blues Box3
Scala Blues Box4
Scala Blues Box4
Scala Blues Box5

E qui sotto ecco la partitura con tablatura dei cinque box della scala blues di A minore.

Bene, ora hai tutte le nozioni necessarie e dettagliate per affrontare lo studio della scala pentatonica con il piede giusto, sia che tu sia all’inizio della tua pratica sulla chitarra sia che tu abbia già esperienza.

Nel primo caso, sin da subito, hai la possibilità di approcciare i concetti da un punto di vista complessivo con elementi di base di teoria e armonia, che quasi tutti i chitarristi principianti ignorano. Nel secondo caso, l’approfondimento dei concetti di armonia di porterà a suonare la scala pentatonica come sanno fare i grandi chitarristi che tutti amiamo.

E, non meno importante, indipendentemente dal tuo livello ora possiedi molti elementi per divertirti ad improvvisare con la scala pentatonica e con la scala blues.

Nella prossima e ultima sezione di questa lezione parliamo proprio di scala pentatonica e improvvisazione, con diversi riferimenti a grandi chitarristi e suggerimenti di ascolto.

Scala pentatonica e improvvisazione

Quando si decide di imbracciare una chitarra, si apprende molto presto che la scala pentatonica è il punto di partenza per i chitarristi solisti.

È la prima scala che ci viene insegnata (o che impariamo se siamo autodidatti) ed è anche la più facile da memorizzare. La sua rilevanza consiste nel produrre risultati musicali immediati e versatili, a differenza di altre scale ordinarie come la scala maggiore o minore.

Come abbiamo detto all’inizio di questa lezione, la scala pentatonica è praticamente la scala più utilizzata nella musica, dal Rock al Blues, sino al Jazz. I motivi di questo successo sono due: la sua facilità di esecuzione si unisce all’assenza di note di tensione (cioè, di semitoni tra le note), permettendoci di creare delle linee melodiche efficaci e facendoci cadere praticamente sempre sulle note giuste durante un’improvvisazione.

Esempi illustri di utilizzo della pentatonica si possono trovare in tanti assoli famosi come, ad esempio, quello di Stairway to Heaven, dove Jimmy Page sfodera un inizio portentoso con un lick costruito sulla pentatonica di A minore.

Oppure, quello di Another Brick in the Wall (Part 2), nel quale David Gilmour utilizza quasi esclusivamente la pentatonica di D minore, così come nel secondo solo di Comfortably Numb, in cui si può ascoltare un fraseggio, ripetuto più volte con alcune variazioni, costruito in gran parte sul box 1 di B minore.

Ancora, la famosissima Nothing Else Matters dei Metallica, nel cui assolo possiamo individuare la diteggiatura della pentatonica di E minore.

Chiudo i suggerimenti all’ascolto con Knockin’ on Heaven’s Door dei Guns n’ Roses, il cui solo di chitarra si basa sul giro di accordi G – D – C, quindi chiaramente in tonalità di G maggiore.

In questo caso Slash costruisce il solo ragionando in termini di relativa minore, ovvero usando il box 1 di E minore, preferendo per comodità (come tanti altri chitarristi…) questa diteggiatura al posto di quella del box 2, che come ora sappiamo è quello che parte con la nota G, ovvero dalla tonalità maggiore di impianto del brano.

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Questi pochi esempi, che ti suggerisco di ascoltare con le conoscenze che hai acquisito in questa lezione, sono solo la punta dell’iceberg ma ci permettono di apprezzare anche altri aspetti strettamente legati all’uso della scala pentatonica nell’improvvisazione.

Infatti, se da un lato la scala pentatonica rappresenta un punto di partenza ideale per chi vuole sviluppare le proprie capacità improvvisative, creando da zero e in modo estemporaneo un assolo su una progressione armonica, dall’altro improvvisare veramente bene utilizzando questa scala richiede anche altro.

Non è sufficiente conoscere tutte le diteggiature sulla tastiera e saper concatenare alla perfezione tutti e cinque i box dando luogo a scorribande lungo l’intero manico della nostra chitarra.

Per improvvisare bene ed essere espressivi è necessario dare senso musicale a ciò che si suona. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso l’utilizzo delle varie tecniche come ad esempio il legato, il vibrato, il bending, lo slide, oltre alla comprensione dell’armonia e la pronuncia ritmica delle frasi.

In due parole: conferire musicalità e intensità ai fraseggi che costruiamo durante l’improvvisazione.

L’improvvisazione esula dal contesto di questa lezione incentrata sulla scala pentatonica ma questo breve accenno, unito ai suggerimenti all’ascolto, permette di capire subito che non è sempre necessario utilizzare scale complicate per creare interesse ed emozioni in chi ci ascolta.

E i grandi ce lo dimostrano.

Buona Musica.

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